Democrazia in Comune

Bilancio Partecipato 2014, votazione.

Immagini: venerdi 13 dicembre 2013, ore 20:45 - 23:00, Sala Ex Lavatoio, Morciano di Romagna (RN), assemblea cittadina del “Bilancio Partecipato 2014 per 150.000 euro d’investimento comunale”, momento di scelta / votazione del progetto da finanziare nell’anno 2014 ed un angolo della sala durante l’amministrazione Claudio Battazza di centro sinistra. Un importante attività partecipativa comunale, ora sospesa dall’amministrazione Giorgio Ciotti di centro destra.

Assemblea cittadina del Bilancio Partecipato 2014, il pubblico.

La democrazia si regge sui quattro pilastri di seguito descritti.

1) Elezioni libere e senza brogli, sulla base di leggi elettorali che garantiscano all’elettore la possibilità di esprimere preferenze e generare una rappresentanza effettiva del corpo elettorale. Senza alcun premio di maggioranza, che alteri significativamente i risultati delle elezioni e impedisca a gruppi consistenti di cittadini di essere rappresentati nelle assemblea elettive.

2) Magistratura e organi di controllo indipendenti.

3) Libertà di stampa e di espressione.

4) Libertà di organizzazione e partecipazione -continua e attiva- dei cittadini alle più importanti decisioni, anche attraverso referendum consultivi, propositivi e abrogativi.

L’attuazione del primo punto è compito fondamentale dello Stato democratico attraverso adeguate leggi elettorali nazionali e locali. Purtroppo, in Italia, negli ultimi decenni, in nome della stabilità e della governabilità, sono state approvate o prospettate leggi del tipo “Porcellum” o “Italicum”, che, in termini di garanzia di una rappresentanza democratica ampia e sostanziale, sono evidentemente carenti.

Per consolidare gli altri tre pilastri, occorre avere dei partiti politici presenti e radicati sul territorio, capaci di assicurare la realizzazione dei diritti descritti nell’ articolo 49 della Costituzione: “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

Gli attuali partiti politici, spesso sono cartelli elettorali, non sono presenti stabilmente sul territorio e risultano privi dei luoghi, delle strutture e dei meccanismi attraverso i quali i cittadini possano aggregarsi ed esprimere “con metodo democratico” esigenze, istanze e indicazioni. Si fanno vivi in due occasioni: nelle tornate elettorali, per chiedere il voto del cittadino e beneficiare dagli innumerevoli vantaggi di questo “dono”, oppure per la difesa ad ogni costo di loro leader o di privilegi. Se un partito o movimento politico non ha le regole statutarie e modalità di funzionamento democratiche al suo interno, ed è retto -da qualcuno o da un gruppo dirigente- con metodi padronali e autoritari, non ha titolo e legittimazione per difendere e arricchire la democrazia nel Paese.

In un Paese democratico come l’Italia, dovrebbe essere naturale che i cittadini -due, tre o più persone- si possano riunire in un comitato per portare avanti proposte, difendere un diritto, proteggere il territorio da operazioni speculative (ad esempio, di cementificatori, tema da noi serio e reale), organizzare un referendum propositivo o consultivo, abrogare -sempre con referendum- una normativa ritenuta ingiusta, affermare un diritto e chiedere giustizia rivolgendosi ad autorità di controllo e alla magistratura, fare opera di informazione e quant’ altro.

I Comuni italiani, fino ad oggi, con rare eccezioni, non hanno approvato un Regolamento attuativo dei referendum comunali, o spesso quando costretti da pressioni democratiche e da Difensore Civico Regionale, hanno adottato dei Regolamenti alquanto restrittivi che rendono difficile e macchinoso lo svolgimento di Referendum comunali su un quesito in contrasto con decisioni amministrative della maggioranza consiliare.

Poniamo all’attenzione delle Amministrazioni e dei Consigli comunali, dei partiti e dei movimenti politici, delle liste civiche per le elezioni comunali, delle associazioni, dei comitati e dei singoli cittadini, la nostra proposta di Regolamento per la disciplina del Referendum Comunale a Morciano di Romagna (Rimini) e i nostri documenti, articoli e Post, che nell’ottica di una compiuta attuazione di diritti costituzionali abbiamo elaborato.

By Hossein Fayaz Torshizi coordinatore del “Comitato per la difesa dei diritti del cittadino”, info@fayaz.it

Morciano di Romagna, 28 maggio 2016.

 

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immagine piccola di Fayaz Hossein Fayaz Torshizi

Hossein Fayaz Torshizi è nato il 28 gennaio 1943 a Kashmar, Iran. Diplomato in agraria, nel giugno del 1962 presso il liceo agrario di Tabriz (Iran).
Dal novembre 1967 è in Italia per lo studio della lingua italiana nell’Università Italiana per gli Stranieri di Perugia e Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Perugia.
Nell’ottobre del 1970 ha iniziato i suoi studi umanistici nella libera Università degli Studi di Urbino, frequentando la Scuola Superiore di Giornalismo, ottenendo il 22 febbraio 1974 il Diploma di Cultura Professionale Giornalistica, con votazione 50/50 e Lode. Ha discusso la tesi: "considerazioni sugli scambi commerciali italo iraniani, con ampi riferimenti al petrolio", relatore Prof. Giancarlo Polidori docente di economia politica. Di seguito ha continuato i suoi studi umanistici nella Facoltà di Sociologia dell’Università di Urbino.
Hossein Fayaz dal 14 agosto 1981 con il decreto del Presidente della Repubblica Sandro Pertini è cittadino italiano.
Fayaz è un ex importatore diretto ed è un Perito Camerale e del Tribunale di Rimini di tappeti, tessuti ed arazzi.
Inoltre, è autore di numerosi libri tra questi "Io musulmano in Italia - Quale Islam in Europa", "Le ragazze afgane", "Potere dei cittadini", "Il manuale dei tappeti", “Iran, le ragioni del non sviluppo” (in lingua persiana) ed articoli in lingua italiana e persiana (farsi).
Fayaz da decenni è impegnato nelle attività per la difesa dei diritti civili del cittadino e dell'ambiente.

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