Da Vojtyla a Ratzinger

Il Papa tedesco Joseph Ratzinger è stato eletto alle 17,50 del martedì 19 aprile 2005 al quarto scrutinio, nella seconda giornata del Conclave. Si può dire una prassi non corrente nella storia del Vaticano. Dopo lunghi secoli, all’inizio del terzo millennio, torna un tedesco ad occupare la carica del successore di Pietro e ha scelto il nome di Benedetto XVI. In arabo e in persiano (farsi)  l’equivalente di benedetto è Mubarak. Questo nome è la parola più diffusa nei giorni di festa tra i musulmani e significa benedizione ed auguri. Ci auguriamo tutti ed in particolar modo noi musulmani dell’Europa e dell’Italia che il pontificato di Papa Ratzinger per il convivio tra i popoli, sia davvero benedetto. Giovanni Paolo II nel 1981, al terzo anno del suo pontificato, ha voluto a Roma il teologo tedesco e arcivescovo di Monaco di Baviera  Cardinale Ratzinger, affidandogli un incarico molto delicato, quale prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, lontanissima discendente della Santa Inquisizione.  

In tutti questi anni lo ha voluto sempre vicino a lui dandogli un incarico di grande rilievo e nominandolo negli ultimi mesi della sua vita cardinale decano della chiesa di Roma. La maggioranza assoluta dei 117 cardinali con il diritto di voto perché inferiori all’età di ottant’anni, sono stati nominati da Giovanni Paolo II. Contrariamente alla tradizione che i papabili escono cardinali dalla Conclave, nel futuro, di lui si dirà che è entrato papabile ed è uscito Papa, anche se come alternativa, il conclave dei cardinali  disponeva di una figura spirituale ed illuminata come il cardinale Carlo Maria Martini ex Arcivescovo di Milano.

Venerdì 8 aprile 2005 a Roma in Piazza San Pietro, nel cuore dello Stato del Vaticano, alla presenza diretta di circa 350 mila persone ed indiretta di circa un milione e settecento mila pellegrini maggiormente italiani e polacchi, si sono svolti i funerali di Papa Giovanni Paolo II. Nel posto d’onore, di fronte alla facciata principale della Basilica di San Pietro in cima alla scalinata, ai piedi dell’altare avevano posto la bara semplice di legno di cipresso di Papa Vojtyla. Su di essa un vangelo dalla copertina rossa in cui fogli erano mossi dal vento. Sistemata al centro di un grande tappeto persiano di Tabriz la forma della bara era in perfetta armonia con il disegno a losanghe del medaglione centrale.

Attorno alla salma, a forma di una U, in tre file avevano preso posto più di 150 cardinali venuti a Roma da tutto il mondo. Sul lato sinistro, dalla quarta fila in poi, per primi erano presenti le due delegazioni italiane e polacche. Altre delegazioni straniere, formate da Re, Regine, principi, presidenti della Repubblica e capi di governo erano sistemati in base all’iniziale del nome del loro Paese. Per ironia della sorte il presidente iraniano Mohammad Khatami era seduto a poca distanza dal presidente israeliano Moshe katsav. Curiosità dell’era moderna, ambedue gli uomini di Stato, presidenti di due Paesi senza relazioni diplomatiche ed in contrasto, sono quasi coetanei e provengono dalla stessa provincia iraniana di Yazd. Pochi istanti prima, nei tunnel sotterranei del Vaticano per raggiungere Piazza San Pietro, incontrandosi per puro caso si erano salutati in lingua persiana (farsi).

Dietro il presidente israeliano si era seduto quello siriano Beshar al Asad ed a poche sedie di distanza erano seduti il presidente George W. Bush e la delegazione Statunitense.

Il Principe Carlo d’Inghilterra aveva posto vicino a Robert Mugabe il presidente della ex colonia inglese dello Zimbawe, messo al bando dal territorio dell’Unione europea per i recenti brogli elettorali in quel paese.

Poco dopo mezzogiorno, il cardinale decano Joseph Ratzinger ufficiante della santa messa, al termine della sua omelia, ha chiesto al pubblico presente, come da una antica tradizione cristiana, di scambiare un segno di pace. Il presidente israeliano Moshe Katsav ha stretto la mano a quello siriano Beshar al Asad, capi di due Stati confinanti, ufficialmente dal giugno del 1967 a tutto oggi, in stato di guerra. Per un momento, milioni di siriani ed israeliani che come tanti altri popoli del mondo seguivano questa cerimonia in diretta, hanno sperato in un era di pace tra questi due Paesi.

Eventi storici come questi, sono il risultato del lungo periodo di pontificato di Giovanni Paolo II, e dei suoi sforzi costanti per la realizzazione della pace ed il ripristino dei Diritti umani in tutto il pianeta.

Il cardinale Ratzinger nell’intervista con il quotidiano La Repubblica del 19 novembre 2004 nei confronti dell’Islam e dei musulmani ha mosso delle critiche forti. Ha specificato: “sul versante critico si tratta di cogliere anche le debolezze culturali di una religione troppo legata ad un libro considerato come verbalmente ispirato, con tutti i pericoli che ne conseguono. Possiamo offrire il concetto di libertà religiosa ad una religione in cui è determinante la teocrazia, cioè l’inscindibilità tra potere statale e religione?”[1].

Va ricordato che anche le altre due grandi religioni monoteistiche sono legate ai loro libri sacri, gli ebrei alla torah ed i cristiani al vangelo. Il compito principale dei teologi di ognuna di queste religioni è interpretare i testi sacri rendendoli attuali e compatibili con i Diritti Umani. Per quanto riguarda l’inscindibilità tra il potere statale e religioso in un Paese musulmano,  è in corso un grande dibattito nel mondo islamico attuale e non vede tutti concordi su questo versante. Sempre un numero maggiore di teologi, filosofi, scrittori, giornalisti, intellettuali e le parti importanti di società civili di vari Paesi musulmani si dichiarano a favore di una netta separazione tra religione e Stato.   

In un'altra intervista al quotidiano francese le Figaro dell’agosto 2004 si è espresso contrario all’ingresso della Turchia in Unione europea, affermando che questo Paese “ha sempre rappresentato un altro continente (culturale) nel corso della storia, in permanente contrasto con l’Europa”[2]. L’Anatolia è sempre appartenuta alla sfera greco romana con parentesi di dominio persiano. La dominazione turcomanna della tribù degli ottomani provenienti dall’Asia centrale è un fatto storicamente parlando, recente. Questa invasione iniziò nel XIV secolo e diede origine alla denominazione Turchia di questo vasto ed importante territorio di cerniera tra l’Asia e l’Europa. Dalla disfatta ottomana della prima guerra mondiale, con l’avvento della Repubblica, il 29 ottobre 1923 e la presidenza di Mustafa Kamal Attaturk, questo Paese ha optato per uno Stato laico e democratico. Un percorso a tutto oggi non completamente compiuto, ma è irreversibile ed assolutamente indispensabile che venga portato a termine per il futuro della Turchia e dell’Europa.

Mi auguro che il nuovo pontefice Benedetto XVI segua la strada maestra tracciata da Egli stesso,  domenica 24 aprile 2005 in occasione della sua investitura. Infatti, chiudendo l’omelia inaugurale verso mezzogiorno, sul sacrale della Piazza di San Pietro ha dichiarato “nello svolgere la mia missione di pontefice, non seguirò i miei punti di vista e la mia volontà ma la volontà di Dio”.

Il bene comune degli ebrei, dei cristiani, dei musulmani, degli induisti, dei buddisti, di tutti gli altri credenti e non credenti esige che il dialogo interreligioso iniziato ad opera dei frati francescani e da Papa Vojtyla ad Assisi nel 1986, continui con tutta la forza e la necessaria perseveranza.

28 aprile 2005 - Copyright Hossein Fayaz - Tutti i diritti sono riservati all’autore -  info@fayaz.it

Pubblicato nel quotidiano La Voce di Romagna, maggio 2005.

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[1] Il Documento, La Repubblica 20 aprile 2005, pagina 7.

[2] Timothy Garton Ash, La Repubblica 22 aprile 2005, pagina 18.